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Paolo Conti

Erosioni di Paolo Conti

» Guarda il video della mostra su San Marino RTV


Abbandonato il lavoro, con l’instancabile appoggio della moglie Noemi, Paolo Conti è artista dal 1969. Alle spalle la laurea in economia e commercio, e una brillante carriera di giocatore di pallacanestro, che lo ha portato a viaggiare in tutta Europa con la maglia della nazionale italiana.
Seguiranno anni di grandi sacrifici e ristrettezze.
Fin dagli esordi della sua ricerca artistica, Conti ha indagato il concetto d’identità nel mondo contemporaneo. L’utilizzo dei ritagli di acciaio dello stampaggio di derivazione industriale è il punto di partenza della sua riflessione.
Dopo la personale a Palazzo dei Diamanti nel 1971, curata da Franco Farina e Marcello Azzolini, sarà in occasione della mostra, l’anno seguente, alla galleria La Loggia di Bologna che Renato Barilli parlerà di “negativi dell’industria”.
Nel 1972 conosce Giovanni Carandente, in occasione della personale al festival dei Due Mondi di Spoleto. Questo incontro sarà importante per l’approfondimento della scultura contemporanea, che culminerà nell'incontro con Henry Moore a Firenze. I ritagli di Conti, ricuperati nelle discariche, hanno molteplici forme, eppure sembrano tutti ugualmente rottami, perché nella società dell’utile non servono. Come spesso ha sottolineato l’artista “essi esistono nonostante non siano: sono, per definizione, identità al bando”.
In un’installazione di quegli anni, intitolata Platone, Conti costruisce una colonna di due metri e mezzo fatta di ritagli saldati e verniciati a fuoco, e la allestisce vicino ad una parete; illuminandola con un fascio di luce ne proietta la sagoma; costruisce, poi, una cornice di legno grezzo, a losanga, e la appende alla parete, in modo che venga attraversata dall’ombra verticale della colonna; nello spazio interno alla cornice l’ombra viene colorata dall’artista: nasce così la prima intuizione che porterà ai suoi Prigionieri.
L’operazione fortemente concettuale dell’artista, crea uno straordinario attraversamento di diversi domini di esistenza: se la colonna di rottami, infatti, è un elemento reale - per Conti essa è un pezzo di paesaggio, perché nella realtà esiste, anche se nessuno sembra accorgersene – la sua ombra proiettata entra nello spazio della superficie, che è tradizionalmente lo spazio della pittura: l’ombra cambia colore perché comincia l’assunzione di un’identità non più al bando: l’identità della pittura. Nel 1974 s’interessa al suo lavoro Silvano Falchi dell’omonima galleria di Milano. Conosce Ben Ormenese, Felice Canonico, Fernando Picenni, con i quali nasce un rapporto di profonda amicizia. Del 1976 è la grande personale nella monumentale galleria Falchi a Milano, in occasione della quale Arturo Bonfanti definirà le opere di Conti “ammonimenti medievali”. In questi anni conosce John Cage che gli dedica un breve testo.
Da questo momento tutto il percorso di Conti sarà dedito alla costituzione di questa “identità di attraversamento”, che riesce a saldare i due domini di esistenza apparentemente inconciliabili di realtà e finzione pittorica. Per questo l’artista ha utilizzato molteplici strumenti del fare artistico, dalla scultura alla pittura e con riferimenti culturali che vanno dalla musica alla letteratura, sino all’astrofisica e alla biologia. Di fondamentale importanza sarà sempre la sperimentazione su carta, che rappresenterà un laboratorio ineludibile per i nuovi cicli di opere. In un decennio, sino al 1987, espone a Bilbao, Colonia, Castellana, Legnano e Bologna, sempre con la galleria Falchi. Nel 1987 inizia la collaborazione con la galleria Fabj Basaglia, con la quale espone a Colonia, Amburgo, Basilea e Bologna. Dello stesso anno è la personale alla galleria Il Traghetto di Venezia, dove conosce Giuseppe Santomaso, Ennio Finzi, Luciano Gaspari, il musicista Pino Donaggio, che apprezzano le sue opere. Nella stessa occasione nasce una profonda amicizia con il critico Emanuele Mattaliano, interrotta dalla prematura scomparsa del critico. Nel 1988 è invitato con un’opera dall’amico George Mathieu a Parigi, in occasione del Salon de Mai.
In questi anni, nelle sculture d’ambiente (le “colonne”, i “cubi” e le “piramidi”, dal 1970) e nelle sculture da parete (come i “frammenti”, dal 1987, e i “cerchi”, dal 1992), Conti supererà ogni legame con i concetti di quadro e di supporto, in una libera costituzione dell’opera nello spazio, come se fosse un organismo vivente che si adatta all’ambiente compenetrandolo.
Del 1989 è la prima grande antologica al Museo del Castello di Caterina Sforza, a Forlì, con un saggio del fraterno amico, il musicologo Alberto Basso. Nel decennio successivo inizia un’intensa attività espositiva internazionale: nei più importanti musei in Perù, Cile, Uruguay, Paraguay (1989-1990); Francoforte, Galerie Ranu Raraku (1992), Varese, Galleria Nazionale d’Arte Moderna Castello di Masnago (1993); Rovereto, Palazzo Todeschi (1995); Brema, Galerie Skulpturegarten (1996); Worpswede Galerie Alte Rathaus Dialog 1 (1997). Nel 1998 nasce il ciclo delle tele, nelle quali i rottami vengono indagati nelle loro valenze materiali e formali, sino ad una fusione totale sulla superficie della pittura: così come già stava avvenendo nelle carte del ciclo delle "maschere", sulle tele i ritagli vengono usati come “mascherature” per l’uso di vernici a spruzzo: le vernici vengono ad assumere la stessa funzione che la luce aveva nell’antica installazione Platone, producendo negativi cromatici dei rottami sulla superficie. In questo stesso anno, in occasione dell’Arte Fiera di Bologna, con la galleria PoliArt, inizia il rapporto di profonda stima e amicizia con Massimo Baistrocchi, artista e poeta che porterà le opere di Paolo Conti in Africa, ad Accra in Ghana, al Ghana National Museum (1999) e a Vindhoek in Namibia, alla National Gallery of Modern Art (2002), in collaborazione con l’Ambasciata Italiana e curata da Giovanni Granzotto. Dal contatto con i giovani artisti africani, per i quali Conti tiene un ciclo di conferenze, nasce l’idea dei “Prigionieri nel piano” e delle “Erosioni”, realizzate con spessi cartoni scavati e verniciati, nei quali Conti sogna un’archeologia del futuro: è questo il titolo della mostra antologica che verrà allestita alla GAM di Cesena nel 2005, curata da Renato Barilli. Nel 1998 incontra Giampaolo Paci, con il quale nasce un profondo sodalizio. Con la galleria PaciArte le opere di Conti verranno esposte a New York, Los Angeles, Londra, e Strasburgo. Nel 2002 e 2003 è invitato ad esporre con gli artisti del cinetismo internazionale a Roma, ai Musei di San Salvatore in Lauro e a Spoleto, alla Galleria Civica d’Arte Moderna. Entra in contatto con Julio Le Parc, Horacio Garcia Rossi, Francisco Sobrino e Alberto Biasi per il quale prova una grande stima.
Nel 2003 nascono i Prigionieri nello spazio, nella cui frugalità Conti giunge a sintetizzare le sue esperienze precedenti. Sui rottami, usati come maschere, infatti, restava un eccedente di colore, i ritagli rimanevano cioè incrostati di quelle vernici che non sono servite: divengono pertanto “rottami al quadrato”, perché oltre ad essere rottami per nascita, portano su di sé il “rottame” della pittura. È cos’ che realtà e arte si fondono, attraverso la consapevolezza e la fusione dei loro negativi. Queste opere faranno parte dell’antologica al Museo di Palazzo Gradari a Pesaro, curata da Vittoria Coen e Claudio Rizzi.

Nei Prigionieri nello spazio, avvinghiati a lacci di acciaio, gruppi di “rottami al quadrato” sono incorniciati da spesse e grezze cornici di legno: è la rivelazione e la sintesi di trentacinque anni della ricerca contiana, in un’unica opera fatta di arte e realtà insieme. È da queste opere che nasce Babel ovvero la mente dell’artista, ora opera esposta agli Antichi Magazzini del Sale di Cervia.


www.contipaolo.it


Antao Progetti

Studio d'architettura e ingegneria leader nella progettazione, direzione lavori e servizi nei settori nell’ambito dell’edilizia residenziale, industriale, commerciale, delle opere di ediliza pubblica e delle infrastrutture; da tempo si è imposto sul territorio anche per l’attenzione all’arte contemporanea e alla fotografia promuovendo esposizioni monografiche dedicate ad artisti attivi sulla scena nazionale e regionale.


Periodo di esposizione: 27 maggio 2011 - 2 settembre 2011
Orari d'apertura della mostra: dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 14:30 alle 19:00

Chiuso il venerdì pomeriggio, sabato e domenica.


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