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Cartoon paintings di Domenico Casadei Palino

Io non creo per realizzare belle pitture o belle sculture. L’arte è solo un mezzo per vedere. Qualsiasi cosa guardi, tutto mi supera e mi sorprende, e non so più esattamente cosa vedo. E’ troppo complesso. Devo allora cercare di copiare, per rendermi conto,almeno in parte, di ciò che vedo…E si continua pur sapendo che, più ci si avvicina alla realtà, più essa si allontana. E’ una ricerca senza fine.

Alberto Giacometti


Cosa ha di particolare la sua libertà di porsi fuori da schemi di ogni tipo? Non solo perché diversa rispetto a quello che si vede: la maggior parte della pittura nasce da idee. Domenico Casadei Palino è un giovane artista pieno di idee, ma non credo che la sua opera nasca solo da queste. Qui siamo di fronte ad una pittura che nasce dall’angoscia, dal fatto che dipingere è una pratica d’isolamento, e questa è la cosa inattuale che ci mette in imbarazzo, di fronte a queste opere. Se vengono lette senza pregiudizi, si può essere colti da qualche pudore nel senso classico del termine perché qui non si mettono in scena idee ma ossa, sangue, nervi, tanti nervi: si mette in scena un essere profondamente coinvolto con la vita.
Opere che nascono dalla ricerca di sondare degli abissi, di uscire da angustie e costrizioni L’uomo che è esploso in queste opere aveva una necessità, che non ha potuto tacere anche se non aveva nulla di ben ordinato e progettuale da dire. Soffocava ed è esploso e ha cercato di seguire con i suoi segni, i suoi colori, la sua materia un sogno di libertà non convenzionale. Sono tutte opere che condensano materia fisica e spirituale; le opere materiche non vanno contemplate vanno toccate e sono impossibili da riprodurre, non possono essere contemplate come un monocromo o un quadro di Rothko. Non si può contemplare una vita che cerca di dire malgrado tutto, nonostante tutto.
Guardare un tramonto che incendia il cielo, fermarsi dinanzi alla potenza di una montagna innevata, rivisitare una natura morta e strappare la materia all’amorfo e darle vita sulla scabra superficie di un cartone. Questo è totalmente inattuale. L’arte contemporanea, per valutare la metafisica differenza tra queste opere e il senso della grande tradizione moderna, esige una distanza che gioca sulla rimozione dell’angoscia. Ma anche sulla potenza da parte dell’artista di esprimersi secondo forme, ritmi ben precisi come fossero per sempre.
Siamo di fronte ad un’opera nella quale Domenico Palino-Casadei con più o meno consapevolezza chiede di essere insieme un professionista ( uno che “sa fare”) e un’incarnazione d’assoluta dedizione all’arte. Nel suo caso per questo si può parlare di colore affamato cioè di un colore che chiede di divorare e di essere divorato, chiede di divorarci e che ci chiede di entrare dentro queste opere. Colore affamato come i frammenti di una figurazione che prefigura la fine di un’ armonia tra il mondo e la pittura.
Palino è letteralmente ingordo di luce e delle sue manifestazioni cromatiche. Gioca su acute dissonanze ma ci sono anche quadri dei precisi, ben composti, ma se voi da vicino c’entrate vedrete quali diverse impressioni, contraddizioni, fremiti abitano anche quei lavori apparentemente più pensati e razionali. La sua è una materia che palpita tutta, affamata curiosa.
In particolare si notano nel suo lavoro gli effetti luminosi, la scelta istintiva nel predisporre una tavolozza adeguata opera per opera oppure la sensazione di una superficie pittorica che si fa articolazione visiva e animata. Palino Casadei crea degli stati d’animo. Colori caldi, pieni che conferiscono ai lavori una carica emozionale che vibra con la luce radente, il segreto della sua profondità cromatica consiste nella dislocazione delle superfici interne, negli accostamenti che sanno superare ogni complementarietà. Ma vi è anche una componente performativa, una rapidità sintetica ed esplicita che richiamano lo “spontaneismo” ( ma sempre assai coltivato) di Mario Schifano e certe sue soluzioni gestuali in cui i segni tracciano delle parabole ricorsive.
La pittura di Palino-Casadei dà quindi per risolto il problema della rappresentazione, perché ogni paesaggio esterno è qualcosa che ci portiamo dentro, ogni forma, ogni “natura” porta in sé lo stupore dell’ esserci, del guardare con gli occhi e toccare con le mani attraverso la pittura. Questa parola ritorna come un incantesimo, una formula rituale. La pittura sa far tesoro di tutto questo, e la sua è una pittura sempre in movimento perché la tensione può scendere o salire diversamente, lo sguardo è invitato ad una sorta d’ erranza lungo la superficie. E’ come se le emozioni originarie si riuscissero definitivamente a materializzare.
E’ un artista che non respira, è curioso e affamato di luce. Forse è un autoritratto “Il cavaliere nel bosco” (Rider in the wood), opera che richiama altri cavalieri, altri racconti, altri espressionismi da Marino Marini e Giuseppe Maraniello. Nessuno è meno solo del solitario ha scritto Giacomo Leopardi perché è abitato da tutti i suoi fantasmi e dalle sue visioni. Quando si è soli si è veramente insieme, insieme a quelle presenze che non si riescono ad allontanare. L’artista puro vive la notte romantica, il dialogo con il tempo e con gli uomini che lo hanno attraversato, non può essere distratto dalla gente, è ossessionato dalle sue presenze, dai suoi fantasmi che lo chiamano, gli dicono vai in giro, hai fame, sei curioso, chiedi, interroga cerca di essere contro. Tutti questi elementi fanno di Domenico Palino-Casadei un autore davvero drammatico, che dipinge malgrado la sua solitudine artistica e malgrado la sua angoscia, vincendola ogni volta rispetto a questa nostalgia dell’impossibilità di stare da soli. Una pittura che sembra sopravvivere a se stessa perché ogni quadro sembra l’ultimo e invece ce n’è ne un altro dopo. Ma quell’altro ha il tono del sopravvissuto lo vedi segnato, pieno di segni, pieno di ferite, è sopravvissuto è un altro quadro malgrado sembrava imporre che fosse l’ultimo. Tutto questo è carico di una inattualità che va oltre la pittura stessa come linguaggio sopravvissuto al Moderno. La sua pittura fa a pugni con la moda, la divorante moda, quel mercato onnivoro che uniforma e standardizza. L’artista è versus non contra l’arte anche pittorica così intrisa di concettualismo, così lontana dalla bellezza, dalla passione. Non può esservi freddezza in un’ adesione così totale al corpo della pittura. Questa è un ideale che richiede sacrificio e spostamento dalla linea di una temporalità vissuta come istante e non come tempo sospeso.
L’arte per Hegel è vero che muore ma solo per andare nel paradiso delle idee, per lasciare il posto alla filosofia: muore perché troppo intellettuale. Non so come l’arte di Palino-Casadei viva gli echi della morte dell’arte, la vive senz’altro non in modo hegeliano perché l’opera sopravvive sempre a se stessa e questo è forse il “miracolo” anche della grande arte del ‘900. La sua è un’arte che sopravvive a se stessa lottando con il suo essere meramente ideale contro questa volontà di paradiso, con l’ostinazione di chi ha sempre in mente un risultato e non avrà requie finchè non lo raggiungerà. Allontana ogni speranza paradisiaca per l’arte sia in senso intellettuale che filosofico, perchè si ostina ad andare all’inferno come prova suprema, da artista e da uomo che ha identificato un progetto di vita e non torna più indietro.

V.Dehò, Bologna 2010

www.domenicocasadeipalino.com


Antao Progetti

Studio d'architettura e ingegneria leader nella progettazione, direzione lavori e servizi nei settori nell’ambito dell’edilizia residenziale, industriale, commerciale, delle opere di ediliza pubblica e delle infrastrutture; da tempo si è imposto sul territorio anche per l’attenzione all’arte contemporanea e alla fotografia promuovendo esposizioni monografiche dedicate ad artisti attivi sulla scena nazionale e regionale.


Orari d'apertura della mostra: dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 14:30 alle 19:00

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